Un fatto curioso dello skateboarding in generale è rilevabile fra i team che lo compongono: con il tempo alcuni di questi sono riusciti ad acquisire una ben precisa identità e attitudine, che li distingue da tutti gli altri; esempi "classici" di questa tendenza vengono dimostrati dai ragazzi della Zero, hard rockers grezzi e dai target davvero elevati se ci si riferisce a street spot; o ancora, i Baker boys, paladini dell'illegalità, sedicenni a vita e (parecchio) disagiati (per non parlare della sottocategoria Deathwish).
Similmente troviamo il team della PlanB, dal sapore east-coast. E molti altri.
Questa non è una semplice catalogazione, ma è ciò che personalmente molti team mi trasmettono, una specie di loro personalissimo marchio di fabbrica.
Ora, è chiaro che questo tipo di ragionamento non si può attribuire al 100% dei componenti di una squadra, ma ad una percentuale sufficiente per poter affermare con certezza il loro stile, che ovviamente andrà a colpire direttamente chi li osserva.
Questo fenomeno automatico però non è caratteristico di tutti i team; ce ne sono alcuni che infatti sembrano non riuscire ad ottenere un'amalgamazione tale da renderli distinguibili dagli altri; non che questa cosa sia un difetto, ma più che altro, un qualcosa dato dalla scarsa caratterizzazione dei componenti, forse dettata dal marchio stesso e da ciò che il marchio vuole trasmettere ma anche forse pilotata dagli sponsor (perché sì, spesso chi gira per gli stessi marchi tende a diventare un tutt'uno con il resto del team, come se appartenessero ad un'unica grande famiglia (Emerica-Baker, Zero-Fallen, non per citare sempre i soliti ma perché questi sono alcuni dei casi più evidenti).
Esempi concreti di questa seconda tipologia di team sono i ragazzi della Real (e perché no, l'attuale Flip, ben lontana da quello che era nel 2001).
Sufficientemente famosi da garantire un video abbastanza longevo da non stancare lo spettatore, ma troppo poco legati da un qualcosa di più che un semplice marchio, così da (non) poter essere inquadrati come team affiatato ed unito (il tutto ovviamente visto da un mio personalissimo punto di vista che potrebbe addirittura essere diametralmente opposto al vostro)
Il concetto non è semplice, è una sorta di sensazione che si riceve a lungo termine, un qualcosa che non tutti i team sanno trasmettere.
Questo ragionamento fa comunque capire come nonostante ci siano differenziazioni fra gruppi differenti, si riesca lo stesso ad ottenere un ottimo risultato, sul semplice profilo di quello che è il puro skateboarding.
Guardando Since Day One sembra infatti non esserci un filo logico che leghi tutti i protagonisti.
E' vero che visti singolarmente rendono parecchio, ma zoomando un po' indietro non si riesce a focalizzare a pieno l'intero team.
Tant'è che sarei pronto a scommettere che la maggior parte delle riprese di ognuno di loro è pescata qua e la da lavori individuali più che riprese di gruppo; magari mi sbaglio, ma questa è la sensazione che mi hanno trasmesso.
Bè, essendo questa una recensione, direi che il tema è stato smarrito parecchie righe fa, anche se credo che questo ragionamento (modellabile a qualunque altra produzione) possa essere un buono spunto di riflessione anche per voi che leggete.
Il video comunque scorre via liscio, un mix di 16:9 e 3:2 alquanto strano per una produzione del genere.
Ma dettagli tecnici a parte, c'è da dire che la (pre) sigla è un qualcosa di geniale, un'ottima carrellata di visuali accompagnate dalla theme song di una mitica serie televisiva anni '70: "Le Strade di San Francisco".. Mmm, chissà perché hanno scelto proprio questa città…
I minuti successivi fanno invece da antipasto a tutto quello che verrà, con nomi famosi ed altri un po' meno che si susseguono senza sosta.
La parte succosa inizia con giusto un contributo al piccolo grande Johnny Romano che purtroppo ci ha dovuto abbandonare troppo presto; se avesse potuto continuare a skateare, sono certo che avrebbe spaccato il mondo.
Si parte con un James Hardy incredibilmente stiloso per poi passare un po' dopo a Dompierre e Torres, fino ad un aumento graduale di qualità evidenziato da JT Aultz, il californiano che riesce ad offrire una delle più belle video-part dell'intero video.
Ci sono poi anche l'intramontabile Ramondetta (dallo stile forse discutibile ma dalle capacità sovraumane), per poi concludere con nientepopodimeno che Dennis Busenitz che skatea costantemente a 30km orari, con una visione degli spots davvero incredibile, tanto che riuscirebbe a creare sessions interessanti anche in uno stanzino di 9 metri quadrati.
Gli skaters in realtà sono molti altri, ma lascio a voi il piacere di scoprirli.
Il livello di skateing di tutto il video è chiaramente elevatissimo; i ragazzi della Real sono riusciti a creare qualcosa di abbastanza interessante, ma che forse avrebbe potuto offrirci qualcosa in più.Ovviamente, come ogni video che si rispetti, il tutto viene concluso da una sigla finale nella quale compaiono i soliti rimasugli dei filmers, sempre utili per far capire di come questa gente disponga di una così elevata quantità di tricks incredibili, che poi per un motivo o per l'altro non potranno essere totalmente incastrati nella videopart ufficiale.
Questa non è stata di certo una recensione convenzionale, ma del resto era decisamente arrivato il momento di affrontare questa nuova ed interessante prospettiva, che potrebbe fare da input per altre riflessioni legate direttamente alla realtà che viene rpresentata in questo blog.
E quale migliore occasione per amalgamare il tutto con un po' di sano skateboarding made in USA.



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